18/05/2026
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Una sentenza che segnerà una svolta nella gestione delle multe stradali e nell’utilizzo degli autovelox è stata emessa dalla Sesta Sezione Penale della Cassazione. Il 5 novembre 2025, la Corte ha chiarito una volta per tutte che i dispositivi di misurazione della velocità che sono stati solo approvati e non omologati sono da considerarsi illegittimi. Questo verdetto non solo mette in discussione l’efficacia di questi strumenti, ma solleva anche interrogativi su un possibile sistema di frode a carico delle aziende fornitrici e dei Comuni che li utilizzano.

Autovelox: la Cassazione dichiara illegittimi i dispositivi non omologati

La sentenza della Cassazione e le sue implicazioni

La decisione della Cassazione, sebbene abbia annullato un sequestro preventivo per un errore procedurale, ha confermato che i dispositivi di misurazione della velocità non omologati non possono essere utilizzati. Questo significa che i Comuni sono ora obbligati a spegnere gli autovelox attualmente in uso che non rispettano i requisiti di omologazione previsti dal Codice della Strada. In caso contrario, tutti i verbali emessi tramite questi strumenti rischiano di diventare invalidi, con enormi ripercussioni sulle finanze comunali.

Le conseguenze per i Comuni

I sindaci e le amministrazioni locali dovranno affrontare una situazione difficile. L’obbligo di spegnere gli autovelox non omologati non solo incide sulle entrate derivanti dalle multe, ma solleva anche interrogativi sull’affidabilità delle procedure di approvazione e omologazione utilizzate fino ad oggi. La Cassazione ha sottolineato che esiste una differenza fondamentale tra l’approvazione e l’omologazione, chiarendo che quest’ultima richiede test rigorosi per verificare che i dispositivi soddisfino tutte le normative.

Frode in pubbliche forniture e falso ideologico

La sentenza ha confermato l’esistenza di reati gravi a carico delle aziende produttrici di autovelox. I magistrati hanno evidenziato il fumus di frode in pubbliche forniture e di falso ideologico, sostenendo che le aziende hanno consegnato apparecchiature difformi rispetto a quanto stabilito nei contratti. Questo potrebbe comportare gravi sanzioni legali per i vertici aziendali coinvolti.

La distinzione tra approvazione e omologazione

È fondamentale comprendere la differenza tra approvazione e omologazione. L’omologazione, prevista dall’articolo 142, comma 6 del Codice della Strada, implica test rigorosi per garantire che i dispositivi di misurazione della velocità siano conformi a tutte le normative. L’approvazione, invece, è una procedura più semplice, spesso limitata a verifiche su prototipi o elementi non normati. La fornitura di strumenti solo approvati anziché omologati rappresenta un inadempimento contrattuale che può configurare reati penali.

Il ruolo dei Comuni nella questione

I Comuni si trovano ora in una posizione complessa. Da un lato, possono essere visti come vittime di un sistema ingannevole, avendo firmato contratti per autovelox omologati e ricevendo dispositivi non conformi. Dall’altro lato, la Cassazione ha evidenziato che potrebbero aver avuto un interesse a mantenere in vigore le multe, poiché ammettere l’errore significherebbe dover annullare un gran numero di verbali e, conseguentemente, perdite finanziarie significative.

La responsabilità delle aziende fornitrici

La responsabilità delle aziende fornitrici è stata chiaramente delineata dalla Cassazione. La Corte ha indicato che la consapevolezza di fornire apparecchiature non conformi è sufficiente per configurare il reato di frode. Le aziende, pertanto, non solo rischiano sanzioni penali, ma anche di dover risarcire i danni ai Comuni per le perdite derivanti dall’uso di dispositivi non omologati.

Considerazioni finali

La sentenza della Cassazione rappresenta un’importante vittoria per la legalità e la trasparenza nella gestione delle multe stradali. Essa sollecita una revisione delle procedure di approvazione e omologazione degli autovelox e invita i Comuni a riflettere su come gestiscono le proprie entrate da multe. Questo caso potrebbe segnare l’inizio di un cambiamento significativo nel panorama della sicurezza stradale in Italia, con la speranza che venga ripristinata la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nelle procedure di controllo della velocità.

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