Il tema del benessere animale ha assunto un’importanza crescente, non solo nel dibattito pubblico ma anche nel contesto normativo europeo e nazionale. A partire dal 27 settembre 2026, le nuove disposizioni introdotte dal decreto legislativo 30/2026 apporteranno significative modifiche alla regolamentazione della pubblicità, in particolare per quanto riguarda le affermazioni relative al trattamento degli animali. Ma cosa cambia esattamente e quali saranno le implicazioni per le aziende e i consumatori?
Il contesto normativo del benessere animale
La direttiva europea e le sue conseguenze
Il decreto legislativo 30/2026 trae origine dalla direttiva 2024/825/Ue, che ha modificato le pratiche commerciali sleali. Questa normativa introduce il benessere animale come una delle caratteristiche fondamentali che le imprese devono comunicare in modo veritiero ai consumatori. Per benessere animale si intende l’insieme delle condizioni in cui gli animali sono allevati, custoditi e trattati. Con questa nuova regolamentazione, le aziende saranno obbligate a dimostrare la veridicità delle affermazioni fatte sulle condizioni di vita degli animali utilizzati nei loro prodotti.
Il ribaltamento dell’onere della prova
Una delle novità più rilevanti è il ribaltamento dell’onere della prova a favore del consumatore. Questo significa che, in caso di contestazioni, sarà l’azienda a dover dimostrare la veridicità delle proprie affermazioni, e non il contrario. Questa modifica rende più agevole la contestazione di pratiche pubblicitarie ingannevoli, con sanzioni che possono arrivare fino a 10 milioni di euro per le violazioni accertate. Le etichette prive di certificazione saranno considerate illegali, a meno che non siano supportate da adeguati sistemi di verifica.
Le pratiche commerciali scorrette
Il Codice del consumo e le sue categorie
Il Codice del consumo, attraverso il decreto legislativo 206/2005, stabilisce un quadro normativo dettagliato riguardo alle pratiche commerciali scorrette. Le aziende dovranno ora prestare particolare attenzione alle informazioni fornite ai consumatori. Le pratiche ingannevoli, che possono includere affermazioni false o fuorvianti, saranno sottoposte a una presunzione di illiceità, semplificando così l’onere probatorio nel caso di contestazioni.
Le nuove regole contro l’animalwashing
Il termine “animalwashing” si riferisce a pratiche pubblicitarie che presentano prodotti o servizi come più rispettosi del benessere animale di quanto siano in realtà. La riforma si inserisce in questo contesto, introducendo specifiche misure per contrastare tali pratiche. In base all’articolo 21 del Codice del consumo, le pratiche commerciali che inducono in errore riguardo alle condizioni di benessere animale saranno considerate ingannevoli, sia che si tratti di affermazioni esplicite sia di rappresentazioni visive.
Le implicazioni pratiche per le aziende
Settori maggiormente esposti
Le nuove norme avranno un impatto significativo su diversi settori, tra cui quello alimentare, della moda e dei cosmetici. Le aziende che utilizzano immagini evocative di animali felici o allevamenti idilliaci dovranno garantire che tali rappresentazioni corrispondano alla realtà delle condizioni di allevamento. In caso contrario, rischiano sanzioni pesanti e una reputazione compromessa.
Strategie di conformità
Le imprese dovranno rivedere le loro strategie di marketing e comunicazione, assicurandosi che ogni riferimento al benessere animale sia supportato da evidenze concrete e verificabili. Il rischio di contestazioni aumenterà, quindi è fondamentale adottare un approccio proattivo per garantire la conformità alle nuove regole. Ciò include la creazione di rapporti di certificazione e audit che possano dimostrare la veridicità delle affermazioni fatte.
Chiarimenti e limiti delle nuove norme
Omissione di informazioni e responsabilità
È importante notare che, sebbene le nuove norme non impongano un obbligo generale di informare sulle condizioni di benessere animale, ogni omissione di informazioni rilevanti può comunque essere considerata ingannevole. Le aziende che utilizzano una strategia di “cherry picking informativo”, valorizzando solo gli aspetti positivi e omettendo pratiche problematiche, potrebbero trovarsi in una posizione vulnerabile.
Le etichette di sostenibilità
Le etichette prive di una certificazione valida saranno sempre considerate illegali. Questo implica che qualsiasi marchio di sostenibilità deve essere supportato da un sistema di certificazione riconosciuto. Le aziende dovranno riconsiderare le loro pratiche di etichettatura, evitando affermazioni generiche o non verificate che potrebbero portare a contestazioni legali.
