13/04/2026
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Nel contesto lavorativo attuale, l’assenza ingiustificata può comportare conseguenze significative per i dipendenti. Questo articolo esplorerà la normativa vigente riguardante le dimissioni volontarie in caso di assenze non giustificate, chiarendo i termini e le implicazioni pratiche.

Comprendere le Dimissioni di Fatto

Le dimissioni di fatto si verificano quando un lavoratore, attraverso il proprio comportamento, manifesta la volontà di lasciare il posto di lavoro. Questa situazione è regolata dal decreto legislativo 151/2015, che introduce una presunzione legale di dimissioni in caso di assenza ingiustificata prolungata.

Obiettivo della Normativa

La legge mira a contrastare l’abuso da parte di chi si assenta senza giustificazione per ottenere il licenziamento e, conseguentemente, l’indennità di disoccupazione. Con l’introduzione della presunzione di dimissioni, la normativa stabilisce che, dopo un certo periodo di assenza, si presume che il lavoratore non sia più interessato al proprio impiego.

Che Cosa Significa la Presunzione di Dimissioni

Se un dipendente si assenta ingiustificatamente per un periodo prolungato, il suo comportamento è interpretato come una manifestazione di volontà di dimettersi. La legge considera questo tipo di dimissioni come dimissioni per fatti concludenti, dove l’assenza diventa il segnale di una decisione già presa.

Termini di Assenza per Dimissioni

Il cuore della questione riguarda la durata dell’assenza che può portare a considerare un dipendente dimissionario. La legge prevede un termine di 15 giorni, ma è fondamentale sapere che questo termine può essere sostituito da quello stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicabile.

Il Ruolo del Contratto Collettivo

Se il CCNL prevede un termine specifico per le assenze ingiustificate, questo avrà priorità rispetto ai 15 giorni legislativi. In altre parole, se il contratto stabilisce che tre giorni di assenza possono portare a licenziamento, il dipendente sarà considerato dimissionario già dopo tre giorni.

Un Esempio Pratico

Prendiamo ad esempio un CCNL che stabilisce che le assenze ingiustificate per tre giorni consecutivi sono motivo di licenziamento disciplinare. In questo caso, il datore di lavoro non è obbligato a seguire un procedimento disciplinare, ma può considerare il dipendente dimissionario già dopo il terzo giorno di assenza ingiustificata.

Implicazioni per il Lavoratore

È cruciale che i lavoratori comprendano le conseguenze di un’assenza ingiustificata prolungata. In caso di dimissioni per fatti concludenti, non solo si perde il posto di lavoro, ma possono esserci anche ripercussioni sulla possibilità di accedere all’indennità di disoccupazione.

Cosa Fare in Caso di Impossibilità di Giustificare l’Assenza

Se un lavoratore non riesce a inviare un certificato medico giustificativo, la legge stabilisce che non scatta la presunzione di dimissioni solo se la mancata comunicazione è dovuta a cause di forza maggiore o a responsabilità del datore di lavoro.

Attenzione alle Interpretazioni

È importante notare che le cause di forza maggiore vengono interpretate in modo restrittivo dai tribunali. Ad esempio, non inviare un certificato medico perché il proprio medico è in ferie non è considerato un impedimento oggettivo.

Calcolo dei Giorni di Assenza

Un altro aspetto fondamentale è il calcolo dei giorni di assenza. Le nuove regole sulle dimissioni di fatto, introdotte dalla legge 203/2024, non sono retroattive. Ciò significa che solo le assenze ingiustificate verificatesi dopo l’entrata in vigore della norma possono essere conteggiate ai fini della presunzione di dimissioni.

Data di Entrata in Vigore della Normativa

La nuova legge è entrata in vigore il 13 gennaio 2025. Pertanto, le assenze antecedenti a questa data non possono essere utilizzate per attivare il meccanismo delle dimissioni per fatti concludenti.

Conclusione e Riflessioni Finali

In sintesi, è fondamentale che i lavoratori siano consapevoli delle implicazioni legali delle proprie assenze. Conoscere i termini di riferimento e le normative sui CCNL può fare la differenza tra una situazione di lavoro stabile e la perdita del posto per dimissioni involontarie.

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