13/04/2026
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La questione della cittadinanza italiana, in particolare quella per diritto di sangue, ha recentemente suscitato un ampio dibattito legale e sociale. Il decreto Tajani, introdotto nel marzo 2025, ha modificato le regole riguardanti il riconoscimento della cittadinanza per coloro che nascono all’estero da genitori italiani. Questo cambiamento ha portato alla luce importanti questioni legate ai diritti acquisiti e alla definizione di chi possa essere considerato cittadino italiano.

Il Decreto Tajani: Cosa Cambia?

Il decreto Tajani ha introdotto restrizioni significative alla trasmissione della cittadinanza italiana per iure sanguinis. Prima della sua entrata in vigore, la cittadinanza poteva essere trasmessa in modo illimitato ai discendenti di italiani emigrati. Con il nuovo decreto, tuttavia, chi non presenta domanda entro il 27 marzo 2025 o non dimostra un legame fisico con il territorio rischia di non essere riconosciuto come cittadino.

Le Nuove Condizioni di Riconoscimento

Le nuove regole stabiliscono requisiti specifici per ottenere la cittadinanza. In particolare, non basta più avere un avo italiano; è necessario che un genitore o un nonno fosse residente in Italia al momento del decesso o lo sia attualmente. Inoltre, per le adozioni, il genitore adottante deve aver risieduto in Italia per almeno due anni prima dell’adozione.

Radicamento Familiare e Legami con l’Italia

Questi requisiti sono stati introdotti per garantire che la cittadinanza non venga richiesta in modo strumentale, per esempio, solo per ottenere un passaporto europeo. Lo Stato vuole assicurarsi che i richiedenti abbiano un legame concreto con la comunità italiana.

Il Ricorso di Torino e il Dubbio di Incostituzionalità

Il caso che ha sollevato il dibattito è quello di un ricorso presentato da otto cittadini venezuelani al Tribunale di Torino. I richiedenti chiedevano il riconoscimento della cittadinanza basandosi sulla normativa precedente. Tuttavia, il giudice ha sollevato dubbi sulla legittimità delle nuove norme, ritenendo che possano violare i principi di uguaglianza e ragionevolezza sanciti dalla Costituzione.

Retroattività della Norma

Il punto critico è la retroattività dell’articolo 3 bis del decreto, che stabilisce che chi è nato all’estero prima della sua entrata in vigore non ha mai acquistato la cittadinanza, a meno che non abbia già avviato una pratica legale. Questo potrebbe comportare una revoca implicita di un diritto già acquisito, creando una situazione di grande incertezza per molti discendenti.

Le Implicazioni per i Richiedenti

Molti avvocati e attivisti hanno definito la riforma un “pasticcio” giuridico. Sostengono che la cittadinanza debba essere considerata un diritto automatico per i figli di italiani, senza che debbano affrontare il rischio di perdere questo status a causa di scadenze burocratiche.

Costi e Difficoltà delle Pratiche Legali

Un altro aspetto critico riguarda i costi associati alle pratiche legali. Molte famiglie hanno dovuto risparmiare per affrontare le spese necessarie per il riconoscimento della cittadinanza. La scadenza fissata dal decreto potrebbe escludere molte persone che hanno già avviato il processo, ma che non sono riuscite a completarlo in tempo.

Richiesta di Sospensione del Giudizio

Gli avvocati dei ricorrenti hanno chiesto la sospensione del giudizio e il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, evidenziando le problematiche legate alla nuova normativa. Questo potrebbe portare a un ulteriore allungamento dei tempi e a un clima di incertezza per i richiedenti.

La Difesa dello Stato e i Rischi di Denazionalizzazione

L’Avvocatura dello Stato ha difeso con vigore il decreto Tajani, sottolineando i rischi di una potenziale “denazionalizzazione” di massa. Secondo i dati, esistono circa 60 milioni di persone nel mondo che potrebbero avere diritto alla cittadinanza italiana. Un numero così elevato potrebbe influenzare significativamente il corpo elettorale italiano.

Diritti Acquisiti e Disinteresse

Lo Stato contesta l’idea di diritti acquisiti per coloro che non hanno mai fatto richiesta di riconoscimento. Secondo la difesa, il legislatore ha il diritto di valutare il disinteresse di chi non ha mai esercitato questa facoltà, ritenendo che la cittadinanza implichi non solo diritti, ma anche doveri nei confronti della nazione.

Il Concetto di Cittadinanza

La cittadinanza, quindi, è vista dallo Stato non solo come un insieme di diritti, ma come un legame profondo con il Paese. Questo approccio mira a garantire che solo coloro che hanno un legame reale e concreto con l’Italia possano essere considerati cittadini.

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