Il regime forfettario rappresenta una delle scelte più gettonate per i professionisti e le piccole imprese in Italia, grazie alla sua tassazione semplificata e vantaggiosa. Recentemente, con l’approvazione del Disegno di Legge di Bilancio 2026, è stata prorogata la soglia di reddito per restare nel regime forfettario a 35mila euro. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione a come il Fisco calcola i redditi, poiché non si tratta solo di stipendi, ma anche di pensioni e assegni di mantenimento.
Proroga della soglia di 35mila euro
La notizia della proroga della soglia di reddito per il regime forfettario fino al 2026 è stata accolta con favore da molti contribuenti. Dopo aver alzato il limite a 35mila euro per il 2025, il governo ha deciso di estendere questa misura anche per l’anno successivo, offrendo una boccata d’ossigeno a chi ha una Partita IVA.
Tuttavia, è importante chiarire che la soglia di 35mila euro non si riferisce esclusivamente ai redditi da lavoro dipendente. Infatti, il Fisco considera anche i redditi assimilati, rendendo necessario un attento monitoraggio delle entrate totali per evitare spiacevoli sorprese.
La trappola dei redditi assimilati
Molti contribuenti cadono nella trappola di pensare che il limite di reddito riguardi solo lo stipendio da lavoro dipendente. In realtà, come specificato dalla Circolare 10E del 2016, il tetto di 35mila euro include anche le pensioni e gli assegni di mantenimento. Questo significa che un pensionato che decide di avviare un’attività in regime forfettario deve prestare particolare attenzione al proprio reddito complessivo.
Pensioni e regime forfettario
Se sei un pensionato e intendi avviare una piccola attività di consulenza in regime forfettario, devi sapere che se il tuo reddito pensionistico supera i 35mila euro lordi annui, non potrai avvalerti del regime agevolato. Questo è un aspetto cruciale da considerare, poiché la somma delle entrate può facilmente superare il limite stabilito, escludendo il contribuente dal regime forfettario.
Assegni di mantenimento e Partita IVA
Un altro elemento di cui tenere conto riguarda l’assegno di mantenimento percepito da un ex coniuge. Se sei separato o divorziato e ricevi un assegno, questo reddito si cumula con eventuali guadagni da attività in regime forfettario. Se la somma totale supera i 35mila euro, anche in questo caso, il contribuente si troverà escluso dal regime forfettario, un dettaglio che ha già creato problemi a molti contribuenti ignari.
Eccezioni e chiarimenti
È importante anche sottolineare che esistono delle eccezioni. La Circolare 10E/2016 chiarisce cosa succede nel caso in cui un contribuente abbia cessato il lavoro da dipendente. Se nel 2025 hai lasciato il tuo posto fisso e non hai iniziato un nuovo lavoro, la causa ostativa non si applica: puoi aprire una Partita IVA anche se nel 2025 hai guadagnato più di 35mila euro da dipendente.
Tuttavia, è fondamentale fare attenzione a questa eccezione, poiché non si applica ai pensionati. La pensione è un reddito assimilato che continua a essere percepito, e quindi il suo importo è sempre rilevante per la verifica della soglia di 35mila euro.
Conclusione
In conclusione, la proroga della soglia di 35mila euro per il regime forfettario fino al 2026 è una notizia positiva, ma porta con sé anche delle insidie. È essenziale che i contribuenti, in particolare quelli con redditi da pensione o assegni di mantenimento, prestino attenzione al calcolo dei propri redditi. Solo così potranno evitare di trovarsi esclusi da un regime fiscale vantaggioso come il forfettario. La consapevolezza e la corretta gestione delle proprie entrate sono la chiave per rimanere nel regime forfettario e godere dei suoi benefici.
