Negli ultimi anni il tema della pensione anticipata è diventato sempre più complesso e dibattuto. Tra le questioni più delicate c’è quella dei contributi figurativi, cioè quei periodi di lavoro non effettivo (come malattia, maternità o disoccupazione) che vengono comunque accreditati ai fini pensionistici.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su un punto importante: quali contributi figurativi possono essere utilizzati per il raggiungimento del requisito contributivo necessario alla pensione anticipata.
Vediamo nel dettaglio cosa ha stabilito la Cassazione, quali sono i contributi riconosciuti e cosa cambia per i lavoratori prossimi al pensionamento.
Pensione Anticipata: Contributi Figurativi Accettati dalla Cassazione
Cosa sono i contributi figurativi
I contributi figurativi sono accrediti previdenziali riconosciuti senza versamento effettivo di contributi da parte del lavoratore o del datore di lavoro. Servono a non penalizzare chi, pur non lavorando per un certo periodo, si trova in una situazione tutelata dalla legge, come la malattia o la disoccupazione.
In pratica, l’INPS registra quei periodi come se fossero stati effettivamente lavorati, consentendo di:
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mantenere la continuità contributiva;
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aumentare gli anni utili per il calcolo della pensione;
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raggiungere prima i requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia.
Tra i più comuni contributi figurativi ci sono:
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periodi di malattia e infortunio;
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maternità obbligatoria e facoltativa;
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servizio militare o civile;
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disoccupazione indennizzata (NASpI, mobilità, CIG);
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cassa integrazione straordinaria;
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permessi e congedi per assistenza a familiari disabili (Legge 104).
Pensione anticipata: come funziona
La pensione anticipata consente di andare in pensione prima dell’età anagrafica prevista per la pensione di vecchiaia, purché si raggiunga un determinato numero di anni di contributi.
Attualmente (2025), il requisito contributivo è di:
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42 anni e 10 mesi per gli uomini;
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41 anni e 10 mesi per le donne.
A differenza della pensione di vecchiaia, che si basa sull’età (attualmente 67 anni), la pensione anticipata si ottiene solo per anzianità contributiva, indipendentemente dall’età del lavoratore.
E qui entra in gioco la questione cruciale: quali contributi figurativi si possono conteggiare per raggiungere questo requisito?
La posizione della Cassazione
Con la sentenza n. 24773 del 4 settembre 2024, la Corte di Cassazione ha stabilito che alcuni contributi figurativi devono essere pienamente riconosciuti ai fini della pensione anticipata, mentre altri non possono essere considerati perché non equivalgono a lavoro effettivo.
Secondo i giudici, il principio di fondo è chiaro:
“I contributi figurativi sono validi ai fini del diritto alla pensione anticipata solo se derivano da eventi riconosciuti come effettiva prosecuzione della vita lavorativa e non da situazioni di inattività totale.”
In altre parole, non tutti i periodi figurativi hanno lo stesso peso.
Contributi figurativi accettati per la pensione anticipata
La Cassazione ha riconosciuto che possono essere conteggiati i contributi figurativi derivanti da:
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maternità obbligatoria e congedi parentali;
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servizio militare o civile sostitutivo;
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malattia e infortunio sul lavoro;
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cassa integrazione ordinaria e straordinaria, purché si tratti di sospensione temporanea e non cessazione definitiva del rapporto;
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permessi e congedi per assistenza a familiari con disabilità (Legge 104/1992);
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periodi di donazione di sangue o di midollo osseo;
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periodi di formazione professionale retribuita o corsi di riqualificazione riconosciuti.
Tutti questi casi sono considerati “interruzioni protette” del rapporto di lavoro e, quindi, non precludono il diritto alla pensione anticipata.
Contributi figurativi esclusi dal calcolo
La Cassazione ha invece confermato l’esclusione dei periodi figurativi che non derivano da un rapporto di lavoro attivo o sospeso, ma da situazioni di disoccupazione prolungata o inattività non lavorativa.
Non sono quindi validi ai fini della pensione anticipata:
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i contributi figurativi per disoccupazione indennizzata (NASpI), se il rapporto di lavoro è cessato;
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i periodi di mobilità lunga o speciale successivi alla fine del contratto;
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i contributi accreditati per assistenza a familiari non conviventi o non fiscalmente a carico;
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i periodi di cassa integrazione in deroga non legata a sospensione temporanea del rapporto.
In sostanza, l’INPS non può considerare contributi figurativi legati a fasi di inattività totale come “lavoro figurativo” per anticipare il diritto alla pensione.
Il principio della continuità lavorativa
Il concetto cardine espresso dalla Cassazione è quello di continuità della posizione lavorativa.
Secondo i giudici, il diritto alla pensione anticipata si fonda sull’effettiva partecipazione alla vita lavorativa, anche se temporaneamente sospesa.
I contributi figurativi possono “coprire” le pause di attività, ma non possono sostituire del tutto il lavoro svolto.
Questa distinzione serve a evitare che chi ha lunghi periodi di disoccupazione o inattività accumuli anzianità contributiva senza un effettivo collegamento con il lavoro.
Come verificare i contributi figurativi riconosciuti
Ogni lavoratore può controllare la propria posizione contributiva tramite il portale INPS, nella sezione “Estratto conto contributivo”.
Lì sono indicati, per ciascun anno:
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i contributi effettivi (versati da datore di lavoro o autonomamente);
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i contributi figurativi (riconosciuti per eventi tutelati).
È importante verificare che i periodi figurativi siano corretti e rientrino tra quelli ammessi per la pensione anticipata.In caso di dubbi, si può chiedere una verifica della posizione assicurativa (VPA) direttamente all’INPS o tramite un patronato.
Cosa cambia per i lavoratori
La sentenza della Cassazione non introduce una nuova norma, ma chiarisce definitivamente un’interpretazione che per anni è stata oggetto di controversie tra lavoratori e INPS.
D’ora in avanti:
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l’INPS dovrà riconoscere i contributi figurativi validi secondo i criteri della Cassazione;
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chi si è visto escludere il diritto alla pensione anticipata per errato conteggio dei figurativi, potrà chiedere il riesame della propria pratica;
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i lavoratori potranno pianificare il pensionamento con maggiore certezza sui periodi coperti da contribuzione non effettiva.
Come chiedere il riconoscimento dei contributi figurativi
Se un lavoratore ritiene che alcuni periodi figurativi non siano stati correttamente conteggiati:
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Può presentare una domanda di riesame all’INPS, allegando documentazione che dimostri la natura del periodo (es. certificati di malattia, congedi, servizio militare, ecc.);
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In caso di diniego, può fare ricorso amministrativo entro 90 giorni;
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Se anche il ricorso viene respinto, può rivolgersi al Giudice del Lavoro per il riconoscimento giudiziale dei periodi figurativi validi.
La sentenza della Cassazione, in questo senso, rappresenta un precedente vincolante per i tribunali italiani, che dovranno attenersi ai criteri stabiliti.
Pensione Anticipata: Contributi Figurativi Accettati dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha posto un punto fermo su un tema che per anni ha creato incertezze: i contributi figurativi possono essere utilizzati per la pensione anticipata solo se derivano da situazioni assimilabili a lavoro effettivo o a sospensione temporanea.
Questo orientamento tutela chi ha avuto pause lavorative per motivi legittimi, come maternità, malattia o assistenza familiare, ma limita la possibilità di maturare la pensione anticipata con lunghi periodi di disoccupazione o inattività.
Per chi è vicino al pensionamento, è fondamentale verificare la propria posizione INPS e, se necessario, chiedere il riesame dei contributi figurativi. Una valutazione corretta può fare la differenza tra andare in pensione prima o dover lavorare ancora per anni.
