L’incremento delle detrazioni per le spese scolastiche è una delle novità fiscali più interessanti per le famiglie con figli che frequentano la scuola. Non parliamo di un bonus separato da richiedere con domanda, ma di una detrazione IRPEF da indicare nella dichiarazione dei redditi, quindi nel modello 730 o nel modello Redditi Persone Fisiche.
La novità principale riguarda l’aumento del limite massimo di spesa detraibile per ogni alunno o studente. La Legge di Bilancio 2025 ha innalzato il tetto da 800 euro a 1.000 euro per ciascun figlio che frequenta scuole dell’infanzia, scuole primarie, scuole secondarie di primo grado e scuole secondarie di secondo grado. La misura si applica alle spese sostenute dal 1° gennaio 2025 e quindi produce effetti nella dichiarazione dei redditi 2026.
Incremento delle Detrazioni per Spese Scolastiche: cosa cambia e quanto si può recuperare
Cosa significa davvero l’aumento della detrazione
Per capire l’impatto pratico della novità bisogna partire da un concetto semplice: la detrazione per le spese scolastiche è pari al 19% della spesa sostenuta, entro il limite previsto dalla legge.
Fino al precedente limite di 800 euro, il beneficio massimo era pari a 152 euro per ogni studente. Con il nuovo limite di 1.000 euro, il recupero fiscale massimo sale a 190 euro per ciascun figlio. In pratica, l’aumento reale della detrazione può arrivare fino a 38 euro in più per studente.
Non è una cifra enorme se guardata singolarmente, ma può diventare più interessante per le famiglie con più figli. Una famiglia con due figli a scuola può arrivare a una detrazione massima complessiva di 380 euro, mentre con tre figli il beneficio può arrivare a 570 euro, sempre a condizione che le spese sostenute raggiungano il limite massimo previsto per ciascun alunno.
Quali spese scolastiche si possono detrarre
La detrazione riguarda le spese sostenute per la frequenza scolastica. Rientrano quindi le spese pagate per scuole dell’infanzia, scuole primarie, scuole secondarie di primo grado e scuole secondarie di secondo grado, sia statali sia paritarie. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate indicano il codice 12 per le spese di istruzione diverse da quelle universitarie da riportare nei righi E8-E10 del modello 730.
Tra le spese normalmente detraibili rientrano le tasse di iscrizione e frequenza, i contributi obbligatori, i contributi volontari deliberati dagli istituti scolastici, la mensa scolastica e alcuni servizi scolastici integrativi collegati alla frequenza. Possono rientrare anche le gite scolastiche, l’assicurazione scolastica e altri contributi finalizzati all’ampliamento dell’offerta formativa, purché siano deliberati dagli organi scolastici e correttamente documentati.
È importante distinguere queste spese da quelle che, invece, non rientrano nella detrazione scolastica ordinaria. In linea generale, non sono detraibili come spese scolastiche l’acquisto di libri di testo, quaderni, cancelleria, zaini, astucci e materiale didattico di consumo. Sono costi certamente collegati alla scuola, ma non sempre fiscalmente recuperabili con questa specifica detrazione.
A chi spetta la detrazione
La detrazione spetta al genitore o al soggetto che ha effettivamente sostenuto la spesa. Questo aspetto è molto importante, perché in dichiarazione non conta solo il fatto che il figlio frequenti la scuola, ma anche chi ha pagato.
Se la spesa è sostenuta da entrambi i genitori, la detrazione può essere ripartita tra loro. Se invece il pagamento è stato effettuato interamente da un solo genitore, sarà quest’ultimo a portare in detrazione l’importo, sempre nel rispetto del limite massimo previsto per ciascuno studente.
In presenza di documenti intestati al figlio, la detrazione può essere ripartita tra i genitori in base alla quota effettivamente sostenuta. Per evitare problemi, è sempre consigliabile conservare una prova chiara del pagamento e, quando possibile, indicare nelle causali il nome dello studente e il tipo di spesa sostenuta.
Come indicare le spese scolastiche nel modello 730
Nel modello 730, le spese scolastiche devono essere inserite nel quadro E, nei righi dedicati agli oneri detraibili. Per le spese di istruzione non universitaria si utilizza il codice 12. Questo codice serve a identificare correttamente le spese relative alla frequenza di scuole dell’infanzia, primo ciclo di istruzione e scuole secondarie di secondo grado.
Nel 730 precompilato alcune spese possono essere già presenti, soprattutto se comunicate dagli istituti scolastici o dagli enti che hanno ricevuto il pagamento. Tuttavia, il contribuente deve sempre controllare con attenzione i dati inseriti. La dichiarazione precompilata è comoda, ma non bisogna considerarla automaticamente perfetta.
Se una spesa non compare, può essere aggiunta manualmente, purché sia effettivamente detraibile e documentata. Se invece una spesa compare ma non è corretta, va modificata prima dell’invio.
Attenzione ai pagamenti tracciabili
Per poter beneficiare della detrazione, le spese devono essere pagate con strumenti tracciabili. Questo significa che, in linea generale, sono ammessi pagamenti tramite bonifico bancario o postale, carta di credito, carta di debito, carta prepagata, assegno bancario o altri sistemi che permettano di dimostrare il pagamento.
Il pagamento in contanti può creare problemi ai fini della detrazione, perché non consente di dimostrare con certezza chi ha sostenuto la spesa. Per questo motivo, soprattutto quando si parla di mensa, contributi scolastici, gite o attività integrative, è sempre preferibile utilizzare mezzi di pagamento tracciabili e conservare ricevute, quietanze e attestazioni.
Documenti da conservare
Chi vuole portare in detrazione le spese scolastiche deve conservare la documentazione. Non basta sapere di aver pagato: in caso di controllo, bisogna poterlo dimostrare.
Servono ricevute di pagamento, quietanze, bollettini, bonifici, estratti conto o attestazioni rilasciate dalla scuola o dal soggetto che ha incassato la somma. Per la mensa scolastica, ad esempio, può essere utile conservare la ricevuta del pagamento o una certificazione del Comune o del gestore del servizio.
Nel caso di gite scolastiche o attività deliberate dalla scuola, è opportuno conservare anche la comunicazione dell’istituto o il documento che dimostra la natura scolastica della spesa.
Detrazione piena o ridotta in base al reddito
Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda il reddito complessivo del contribuente. Le detrazioni fiscali, comprese quelle per alcune spese scolastiche, possono essere influenzate dal livello di reddito. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate ricordano che alcune detrazioni spettano per intero fino a 120.000 euro di reddito complessivo e poi diminuiscono progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento di 240.000 euro.
Inoltre, dal 2025 è stato introdotto un riordino delle detrazioni per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro, con limiti complessivi legati anche alla composizione del nucleo familiare.
Questo significa che per la maggior parte delle famiglie il calcolo resta abbastanza lineare, ma per i contribuenti con redditi medio-alti o elevati è bene verificare il quadro complessivo delle detrazioni disponibili, perché il beneficio effettivo potrebbe essere ridotto.
Esempio pratico di calcolo
Immaginiamo una famiglia con un figlio che frequenta la scuola superiore e che nel corso dell’anno sostiene 1.200 euro di spese scolastiche detraibili tra contributi, mensa e attività scolastiche.
Anche se la spesa effettiva è di 1.200 euro, il limite massimo su cui calcolare la detrazione è 1.000 euro. La detrazione sarà quindi pari al 19% di 1.000 euro, cioè 190 euro.
Se invece la stessa famiglia sostiene solo 600 euro di spese detraibili, la detrazione sarà pari al 19% di 600 euro, cioè 114 euro. Il limite di 1.000 euro non è un rimborso automatico, ma il tetto massimo di spesa su cui applicare la percentuale del 19%.
Perché questa novità è importante per le famiglie
L’incremento delle detrazioni per spese scolastiche non elimina il peso economico della scuola, ma rappresenta comunque un piccolo aiuto fiscale. La scuola comporta costi ricorrenti: mensa, contributi, attività, uscite didattiche, assicurazioni e servizi collegati alla frequenza.
Il vantaggio principale della nuova soglia è che permette di recuperare qualcosa in più quando le spese superano il vecchio tetto di 800 euro. Questo accade spesso nelle famiglie con figli iscritti a scuole paritarie, con servizio mensa, attività integrative o più costi scolastici distribuiti durante l’anno.
Errori da evitare
L’errore più comune è pensare che tutto ciò che riguarda la scuola sia automaticamente detraibile. Non è così. La detrazione riguarda specifiche spese di frequenza e servizi collegati, non qualsiasi acquisto fatto per il figlio durante l’anno scolastico.
Un altro errore frequente è non conservare le ricevute. Anche quando la spesa è corretta, senza documentazione il contribuente rischia di perdere il diritto alla detrazione in caso di controllo.
Infine, bisogna fare attenzione alla corretta ripartizione tra i genitori. Se una spesa viene detratta due volte, o viene indicata da chi non l’ha effettivamente sostenuta, possono nascere contestazioni.
Conclusione
L’incremento delle detrazioni per spese scolastiche porta il limite massimo detraibile a 1.000 euro per ciascun alunno o studente. Applicando la detrazione del 19%, il recupero massimo arriva a 190 euro per figlio.
La misura è utile soprattutto per le famiglie che sostengono spese scolastiche elevate o che hanno più figli iscritti a scuola. Per sfruttarla correttamente, però, è fondamentale pagare con strumenti tracciabili, conservare tutta la documentazione e controllare con attenzione il modello 730 precompilato prima dell’invio.
In sostanza, non si tratta di un bonus da richiedere con una domanda separata, ma di un beneficio fiscale da gestire bene in dichiarazione. Chi organizza per tempo ricevute e pagamenti può evitare errori e recuperare correttamente quanto previsto dalla normativa.
